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Delibera unanime senza condòmino

SENTENZA: Tribunale di Roma, Sez. V, Sent., 05/11/2019

Nella causa civile di primo grado iscritta al n. 50290 del ruolo generale per gli affari contenziosi dell’anno 2016, vertente tra M.S. attore e CONDOMINIO di via F. N. 730, R., in persona dell’amministratrice pro tempore R.V.

OGGETTO: impugnazione delibera assembleare del 17.3.2016

Svolgimento del processo

Con atto di citazione ritualmente notificato il giorno 6.7.2016, M.S., condomino (in ragione della comproprietà esclusiva – ciascuno per la metà indivisa -, con il fratello G., di una non meglio precisata porzione immobiliare nello stesso) dell’edificio in R., Via F. n. 730, lamentando l’omessa convocazione, ha impugnato (per sentirla “accertare e dichiarare annullabile” sic) l’assemblea condominiale straordinaria costituita in data 17.3.2016, che aveva deliberato (in sua assenza, con successiva comunicazione del relativo verbale soltanto 21.4.2016) l’esecuzione di lavori straordinari di restauro del fabbricato e l’affidamento dell’appalto all’impresa D.R. S.r.l., verso un corrispettivo originariamente preventivato in complessivi Euro 220.725,65 (da ridursi in proporzione delle opere successivamente escluse dal computo metrico).

Il convenuto Condominio, costituitosi con comparsa di risposta depositata il 18.10.2016 (udienza di prima comparizione fissata, ex art. 168-bis, quinto comma, cod. proc. civ., per il successivo 12.12.2016), ha resistito all’impugnazione, eccependo, preliminarmente, la tardività della stessa (i termini di impugnazione sono parti a 30 giorni come mostrato nella sezione Come Impugnare una Delibera) e, perciò, la decadenza dell’attore (poiché la proposizione non è avvenuta entro il termine residuo – rispetto a quello già consumato in precedenza -, una volta conclusosi, con esito negativo, il tentativo obbligatorio di mediazione) e, nel merito vero e proprio, il difetto d’interesse (poiché la partecipazione dello S. all’assemblea sarebbe stata, comunque, irrilevante, essendosi deliberato all’unanimità e, quindi, non essendovi la possibilità di adottare decisioni diverse).

La causa, denegata (per difetto assoluto di allegazione del periculum) la chiesta sospensione dell’esecutività della deliberazione impugnata e dopo lo scambio delle memorie ex art. 183, sesto comma, cod. proc. civ., viene ora in decisione sulle conclusioni rassegnate all’udienza indicata in epigrafe (cui è stata rinviata senza ammissione dei mezzi di prova, in considerazione della natura del contendere e dei motivi meramente formali dell’impugnazione) e alla scadenza degli assegnati termini per il deposito degli scritti difensivi conclusionali e di replica.

Motivi della decisione

L’impugnazione proposta è fondata e va accolta.

Par.1. E invero, posto, da un lato, che nessuna contestazione è stata sollevata, dal Condominio convenuto, circa la legittimazione attiva dello S. né circa la conoscenza del recapito dello stesso (stante, comunque, l’infungibilità – almeno di regola – della convocazione di altro comproprietario: cfr. Tribunale Bari, n. 2422/2012) ed essendo pacifiche, dall’altro, le date di riferimento (quelle, cioè, della comunicazione del verbale d’assemblea al condomino assente – 21.4.2016 -; dell’inizio del procedimento di mediazione – 10.5.2016 -; della conclusione dello stesso – 8.6.2016 – e della notificazione della citazione introduttiva – 6.7.2016 -), è noto che il termine di trenta giorni previsto dall’art. 1137 cod. civ. si deve considerare di decadenza, come lascia intendere l’art. 5 D.Lgs. n. 28 del 2010 e, comunque, non processuale, ma sostanziale, in quanto attiene, non già al compimento di atti del processo, ma all’esercizio di un diritto in materia di rapporti condominiali, che si intende far valere giudizio (sicché, fra l’altro, il decorso dello stesso, non potendo essere rilevato d’ufficio ex art. 2964 cod. civ. – poiché si tratta di materia non sottratta alla disponibilità delle parti -, deve essere oggetto di specifica eccezione: cfr. Cass., 30 novembre 2016, n. 24422; Cass., 1 aprile 2008, n. 8449; Cass., 28 novembre 2001, n. 15131).

Orbene, la questione se, ai fini del computo del suddetto termine d’impugnazione, in caso di fallimento della mediazione, il deposito della relativa istanza abbia efficacia interruttiva (e, quindi, inizi una nuova decorrenza, per una sola volta, ai sensi dell’art. 5, comma 6, D.Lgs. n. 28 del 2010, a far data dal deposito del verbale presso la segreteria dell’organismo di mediazione) o soltanto sospensiva (nel qual caso, invece, ne resterebbe a disposizione dell’interessato soltanto la frazione residua rispetto a quanto già consumato per l’avvio del tentativo), non può che essere risolta nel primo senso (al pari, per altro, di quanto previsto dall’art. 2945 cod. civ.): “Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo 11 presso la segreteria dell’organismo” (cfr. Appello Palermo, sentenza n. 1245/2017; Tribunale Milano, sentenza n. 13360/2016; Tribunale Firenze, sentenza n. 2718/2016; Tribunale Monza, sentenza n. 65/2016; vedi, altresì – in tema, però, di applicazione della L. n. 89 del 2001 -, Cass. Sez. Un., 22 luglio 2013, n. 17781).

Par.2. D’altro canto, poi, del tutto fuor di luogo, nella fattispecie, è il richiamo al “principio di resistenza”, poiché dello stesso si può fare, piuttosto, legittima applicazione soltanto ai fini dell’impugnabilità della deliberazione assembleare approvata con il voto determinante di uno o più condòmini che avessero un interesse in conflitto con quello della collettività condominiale, qualora tale deliberazione possa recare danno a quest’ultima.

In tema, infatti, di condominio, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti e al valore dell’intero edificio, tanto con riguardo al “quorum” costitutivo quanto con riguardo a quello deliberativo, compresi, perciò, i condòmini in potenziale conflitto di interesse con il condominio, i quali possono (e non debbono) astenersi dall’esercitare il diritto di voto.

Soltanto se risulti dimostrata una sicura divergenza tra l'”interesse istituzionale del condominio” e specifiche ragioni personali di determinati singoli partecipanti, i quali non si siano astenuti e abbiano, perciò, concorso con il loro voto a formare la maggioranza assembleare (che, invece, senza quel voto o quei voti, non sarebbe stata raggiunta), la deliberazione approvata potrà essere dichiarata invalida (l’invalidità discendendo, non solo dalla verifica del voto determinante dei condòmini aventi un interesse in conflitto con quello del condominio – e che, perciò, abbiano abusato del diritto di voto in assemblea -, ma, altresì, dall’attitudine – sia pure soltanto potenzialmente – dannosa della stessa deliberazione – siccome diretta al soddisfacimento di interessi extracondominiali ovvero lesiva di quello condominiale all’utilizzazione, al godimento e alla gestione delle parti comuni dell’edificio -).

In tali casi, è onere di colui che impugna la delibera sull’assunto di un tale abuso fornire la c.d. “prova di resistenza”, ovvero la prova che la decisione sarebbe stata diversa escludendo il voto del soggetto o dei soggetti in conflitto (cfr. Cass. ord., 11 febbraio 2019, n. 3925).

Diversamente, è consolidato l’insegnamento secondo il quale, in tema d’impugnazione di deliberazioni assembleari, quando vengano dedotte violazioni sostanziali, è necessario che la parte istante sia portatrice di un interesse diretto a evitare un apprezzabile pregiudizio concreto e non solo astratto, che le deriva dall’atto impugnato (cfr. Cass. ord., 9 marzo 2017, n. 6128; Cass., 1 dicembre 2000, n.15377); se, invece, come nella fattispecie, vengono dedotti vizi formali (violazione di norme sul procedimento di convocazione o costituzione, insufficienza delle maggioranze, difetti dell’ordine del giorno), allora l’ammissibilità dell’azione non è affatto subordinata alla deduzione e alla prova di uno specifico interesse ad agire diverso da quello alla rimozione dell’atto impugnato (e meno che mai, quindi, della possibilità di ribaltare, con il proprio voto, la decisione contestata), dal momento che “vi è esatta coincidenza tra vizio e interesse” (cfr. Cass. ord., 28 agosto 2018, n. 21227; Cass., 11 febbraio 2010, n. 2999; Cass., 25 agosto 2005, n. 17276; Cass., 23 marzo 2001, n. 4270; Cass., 4 aprile 1997, n. 2912), con la precisazione, per altro, che deve pur sempre trattarsi di una deliberazione a contenuto effettivamente decisorio (idonea, cioè, a incidere sui rapporti fra i condòmini e l’ente di gestione – ancorché soltanto eventualmente in termini pregiudizievoli -) e non già di una “non deliberazione” (come qualora l’assemblea si sia conclusa con un “nulla di fatto” – magari proprio per difetto di quorum -) ovvero di una cd. deliberazione meramente preparatoria o interlocutoria o programmatica di future iniziative (cfr. Cass., 23 novembre 2016, n. 23903) o ancora di una manifestazione di semplice “scienza” (rispetto a una dichiarazione o un comportamento altrui), ma, in ogni caso, non affermativa di una volontà di approvazione o diniego o rifiuto e, cioè, non già propriamente impegnativa per il condominio.

Par.3. L’ulteriore motivo d’impugnazione riguardante il preteso difetto del piano di sicurezza, se non fosse stato, comunque, assorbito da quello accolto, non avrebbe potuto essere preso in considerazione, siccome soltanto tardivamente proposto e, perciò, precluso dall’inderogabile divieto dei nova (cfr. Cass. ord., 25 giugno 2018 n. 16675: “la sussistenza di un vizio di annullabilità della delibera condominiale comporta la necessità di espressa e tempestiva domanda “ad hoc” proposta dal condomino interessato nel termine di trenta giorni previsto dall’art. 1137 cod. civ.”; “ogni domanda di declaratoria di invalidità di una determinata delibera dell’assemblea dei condomini si connota per la specifica esposizione dei fatti e delle collegate ragioni di diritti, ovvero per una propria “causa petendi“, che rende diversa, agli effetti degli artt. 183 e 345 cod. proc. civ., la richiesta di annullamento di una delibera dell’assemblea per un motivo diverso da quello inizialmente dedotto in giudizio – così Cass. Sez. 2, 28/02/2018, n. 4686; arg. anche da Cass. Sez. 2, 18/02/1999, n. 1378; Cass. Sez. 2, 20/08/1986, n. 5101 -“; “la domanda di declaratoria dell’invalidità ovvero d’invalidazione di una delibera dell’assemblea dei condomini per un determinato motivo non consenta al giudice, nel rispetto del principio di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato – art. 112 cod. proc. civ. -, l’annullamento della medesima delibera per qualsiasi altra ragione attinente a quella questione in discussione indicata nell’ordine del giorno, né l’annullamento delle altre delibere adottate nella stessa adunanza, sia pure per la stessa ragione esplicitata dall’attore con riferimento alla deliberazione specificamente impugnata”).

Par.4. Spese di lite, liquidate come in dispositivo, integralmente a carico del convenuto soccombente.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta da M.S., con atto di citazione ritualmente notificato il giorno 6.7.2016, contro il Condominio nell’edificio in R., Via F. n. 730, convenuto costituito, così decide:

a) Accoglie l’impugnazione e, per l’effetto, annulla l’assemblea straordinaria, costituita in seconda convocazione il 17.3.2016;

b) Condanna, quindi, il Condominio convenuto a rimborsare integralmente all’attore le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 4.600,00, per competenze difensive, ed Euro 150,00 per anticipazioni, oltre oneri fiscali e previdenziali di legge.

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