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Il Decreto Sicurezza Bis

Le nuove leggi sull'ordine pubblico

Decreto Legge 14.6.2019 n. 53 – Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica. Pubblicato nella Gazz. Uff. 14 giugno 2019, n. 138

Dopo l’approvazione, circa un anno fa, del primo Decreto Sicurezza (noto anche come “Decreto Salvini“), anche il Decreto Sicurezza Bis è divenuto realtà con 169 voti favorevoli, 57 contrari e 21 astenuti. 

Il testo del decreto si compone di 18 articoli ed è suddiviso in due parti. La prima riguarda i  migranti, il salvataggio in mare e il soccorso nel Mediterraneo tramite Ong, la seconda si focalizza sull’ordine pubblico e le manifestazioni sportive.

Per quanto riguarda i migranti, si legifera sui poteri riconosciuti al Viminale e sulle sanzioni previste per le ONG con multe che variano dai 250 mila euro al milione nel caso di violazioni e mancato rispetto delle direttive del Ministero dell’Interno. Riguardo all’ordine pubblico, vengono introdotte alcune norme a favore della polizia e dei vigili del fuoco nonché il DASPO (divieto di accedere a manifestazioni sportive) in caso di violenze o scontri durante le manifestazioni sportive.

Le novità introdotte dal Decreto Sicurezza Bis

Le sanzioni previste nei confronti delle navi che sbarcano in Italia dopo aver soccorso i migranti in mare prevedono multe che vanno dai 10 mila ai 50 mila euro e sono rivolte a comandante, armatore o proprietario della nave che sbarca in territorio italiano. Il comandante dell’imbarcazione, secondo quanto recita il decreto, “è tenuto ad operare nel rispetto della normativa internazionale e delle istruzioni operative emanate dalle autorità responsabili dell’area in cui ha luogo l’operazione di soccorso”

Altra novità riguarda i poteri del ministro dell’Interno, che può “limitare o vietare il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica”. Oltre alle sanzioni sopra descritte è stato previsto anche il sequestro delle navi delle Ong con tanto di arresto del comandante – nel caso di violazione del divieto di transito, ingresso e sosta nelle acque territoriali – che spetta al Ministro dell’Interno firmare.

Viene inoltre istituito un un fondo per i rimpatri di circa due milioni di euro con l’obiettivo di favorire i rimpatri degli immigrati irregolari e si potenzia l’utilizzo dello strumento investigativo delle operazioni sotto copertura. Occorre infine citare le nuove norme volte al contrasto della violenza negli stadi.

Profili di Incostituzionalità

Secondo l’art. 1 del Decreto, il Ministro dell’Interno può “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale, per motivi di ordine e sicurezza pubblica», quando si realizzano le condizioni dell’articolo 19, comma 2, lettera g) della Convenzione ONU sui diritti del mare firmata a Montego Bay nel 1982. 

L’incostituzionalità dell’articolo è determinata dalla presenza di numerose convenzioni che non possono essere superate con una legge nazionale e che disciplinano già da anni il soccorso in mare in caso di pericolo e il diritto di asilo. In particolare, il nuovo Decreto sicurezza ignora completamente il concetto di sbarco in “porto sicuro” – “place of safety” (previsto e disciplinato dalla Convenzione di Amburgo del 1979 ed in altre norme sul soccorso marittimo). E’ pur vero che in nessun trattato o in nessuna legge si rintraccia il significato specifico (ossia cosa si deve necessariamente intendere per “porto sicuro”), tuttavia lo si può facilmente desumere dalla lettura ed interpretazione delle linee guida dell’Organizzazione Internazionale del Mare (IMO) del 2004, che definiscono a contrario cosa si intende per porto NON sicuro.

Gli sbarchi di persone soccorse in mare devono avvenire quindi nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica a dove è avvenuto il salvataggio sia dal punto di vista del mero rispetto dei diritti umani. Per quasi tutte le navi che soccorrono i migranti nel Mediterraneo centrale (vicino la Libia) i porti più sicuri sono quelli maltesi ed italiani.

Altro punto controverso è contenuto nell’articolo 2 del Decreto che prevede ingenti multe, sequestri e arresti per i comandanti delle navi che ignorano i divieti previsti dal testo dell’art. 1. La violazione del divieto comporta una multa compresa fra i 150 mila e il milione di euro e la confisca della nave. Il testo dell’art. 2 viola esplicitamente non solo gli articoli 3 e 10 della nostra Carta costituzionale, ma almeno altri otto tra accordi e trattati internazionali.

In rigoroso ordine cronologico: 

  • la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948),
  • la Convenzione europea sui diritti dell’uomo (1950),
  • la Convenzione sullo Statuto dei rifugiati (1951),
  • la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966),
  • il Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966),
  • la Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo (1979),
  • la Convenzione Onu sul diritto del mare (1982),
  • la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (2000).

Riflessioni

Molti sono gli spunti di riflessione che la lettura dei primi due articoli ci porta a fare. 

Le sanzioni possono essere comminate a navi italiane o anche a quelle straniere per fatti commessi fuori dall’Italia? Ed ancora, se l’operazione è “di soccorso” (termine usato nel testo del decreto) che integra lo “stato di necessità”, allora l’intervento non dovrebbe essere sottoposto ad alcuna sanzione; ma come viene definito lo “stato di necessità”? Non è prevista alcuna procedura analitica  la cui applicazione possa essere sottoposta a un controllo oggettivo da parte di terzi. È ammissibile oggi un così evidente disimpegno da parte dei poteri pubblici? 

La materia che il testo si propone di disciplinare è molto complessa: da un lato vi sono le esigenze dei migranti, dall’altro l’azione delle organizzazioni non governative; occorre considerare il ruolo dell’Italia, che deve farsi carico dell’accoglienza, e infine la necessità di essere coerenti nei confronti di tutti quegli accordi comunitari ed internazionali che da anni definiscono le norme per il soccorso in mare e l’accoglienza umanitaria. Dando per certa la dimensione sovra-nazionale della questione, non sarebbe stato meglio intavolare una discussione a livello comunitario prima di prendere quella che sembra una decisione troppo “personale” (se riferita al contesto europeo e mediterraneo)?

Insospettisce, o quanto meno sorprende, la simultaneità del Decreto con gli episodi riguardanti la Sea-Watch e il vicebrigadiere Cerciello Rega, Eppure, l’esigenza di aumentare i finanziamenti alle forze dell’ordine è ormai nota da anni, così come la presenza – e il contrasto di luci e ombre – delle ONG internazionali nei nostri mari. Il Decreto rappresenta dunque una risposta rapida ed efficace ad una situazione di emergenza, oppure di una risoluzione monca e populista, che ignora, aborrisce e riscrive decine di anni di lotta per i diritti dell’uomo?

Chi scrive si augura che la riflessione sul nuovo decreto, e sulle decisioni a venire, possa essere profonda, informata e cosciente.

Chi è dunque, nella vita reale, l'uomo medio? "Un mostro, un pericoloso delinquente, razzista, conformista, schiavista, colonialista, qualunquista"

P. P. Pasolini

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