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Caduta nella vasca da bagno – sentenza 24739/28-11-2011

In questa pagina viene riportata e commentata la sentenza della Corte di Cassazione n° 24739 del 28-11-2011 riguardante la caduta nella vasca da bagno del signor BV. La vasca da bagno, nonostante fosse adibita a doccia tramite l’istallazione dell’apposito diffusore, non era munita dei necessari presidi di sicurezza, come le maniglie d’appoggio e il tappetino antiscivolo. La sentenza accetta la richiesta dell’attore sulla base dei profili di colpa rilevabili dall’art. 2051 c.c. 

Introduzione

BV conveniva, davanti al Tribunale di TTT la società SSS chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti presso l’hotel HHH di proprietà della società convenuta. BV rilevava che, nell’estate del 1997, durante la permanenza presso l’albergo HHH, facendo la doccia all’interno della camera nella quale alloggiava, era scivolato nella vasca da bagno, “urtandone rovinosamente i bordi ed arrecandosi gravissimi danni”.

BV motivava la sua richiesta sottolineando che la doccia sprovvista di maniglie di appoggio o tappetino antiscivolo e che tali difetti, uniti alla scivolosità del fondo della vasca, erano stati causa della rovinosa caduta.

La società SSS contestava la propria responsabilità sostenendo che la causa della caduta era da attribuirsi all’attore (BV) il quale aveva destinato ad uso di doccia la vasca da bagno, senza richiederne il tappetino antiscivolo.

Il tribunale accoglieva la domanda in data 8.11.2002. La società SSS proponeva appello affermando che la sua responsabilità si sensi dell’art 2043 c.c. non era applicabile, in quanto non era stata ravvisata colpa da addebitarsi a taluna persona fisica. La corte di appello di CCC accoglieva l’impugnazione e, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda proposta nei confronti della società SSS. 

[l’azione ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. implica un fatto illecito che cagiona ad altri un danno ingiusto. Comporta la necessità, per il danneggiato, di provare l’esistenza del dolo o della colpa a carico del danneggiante, cioè di un comportamento omissivo dal quale è derivato un pregiudizio a terzi]

Il Tribunale rilevava in particolare che nella fattispecie il sinistro era stato addebitato a “deficienza di attrezzature dell’apparato”, ragion per la quale era più corretto il richiamo all’art. 2051 c.c., relativo al danno da cose in custodia, che all’art. 2043 c.c.

[nel caso di azione fondata sull’art. 2051 cod. civ. la responsabilità del custode è prevista dalla legge per il fatto stesso della custodia, potendo questi liberarsi soltanto attraverso la gravosa dimostrazione del fortuito]

Sempre il Tribunale concludeva quindi che tale tipo di responsabilità “sussiste unicamente nelle ipotesi in cui il danno sia cagionato dalla cosa medesima, per sua intrinseca natura o per l’insorgenza in essa di agenti dannosi, e non dal comportamento dei  terzi”; con la conseguenza che, nella specie, non era ravvisabile alcuna responsabilità della società che gestiva l’albergo.

Motivazioni del ricorso

BV quindi ha proposto il ricorso in Cassazione per due motivi:

  1. rileva l’erroneità della sentenza che non ha ritenuto applicabile alle società l’art. 2043 c.c., poiché non è stata “identificata la persona cui attribuire il comportamento negligente causativo dell’incident” e ciò perchè il disposto di tale norma obbliga al risarcimento colui che ha commesso il danno.
  2. Rileva l’erronea interpretazione che il giudice ha dato dell’art. 2051 c.c., statuendo che la responsabilità sussiste unicamente nell’ipotesi in cui il danno sia cagionato dalla cosa medesima, per sua intrinseca natura o per l’insorgenza in essa di agenti dannosi e non dal comportamento di terzi.

Nesso tra cosa in custodia ed evento dannoso

Il secondo motivo di ricorso è fondato. A tal fine deve rilevarsi che la responsabilità prevista dall’art 2051 c.c. per i danni causati da cose in custodia ha carattere oggettivo ed, ai fini della sua configurabilità, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale della cosa stessa, e senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza.

La responsabilità del custode è esclusa in tutti i casi in cui l’evento sia imputabile ad un caso fortuito riconducibile al profilo causale dell’evento e, perciò, quando si sia un presenza di un fattore esterno che, interferendo nella situazione in atto, abbia di per sè prodotto l’evento, assumendo il carattere del “fortuito autonomo”, ovvero quando si versi nei casi in cui la cosa sia stata resa fattore eziologico [è causa], e per ciò stesso imprevedibile, ancorché dipendente dalla condotta colpevole di un terzo o della stessa vittima.

Nella specie è rimasto provato che la vasca da bagno, in cui si è verificato l’evento lesivo, era stata destinata anche a doccia con la installazione in alto ed in forma fissa del diffusore per doccia, senza che fosse minuta di alcun presidio di sostegno, quale una maniglia posta ad altezza adeguata e/o un tappetino antiscivolo.

Ne consegue che l’evento dannoso si presenta in sè come fatto reso possibile, e così causato, dalla predisposizione della vasca da bagno ad essere impiegata anche come vano di doccia, senza, tuttavia, essere stata dotata degli indispensabili presidi antiscivolo e di sostegno.

Da questi dati di fatto, che caratterizzano la fattispecie concreta, discende la configurabilità della

responsabilità ex art. 2051 c.c., della struttura alberghiera, per il rapporto di custodia esistente tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo, senza che possa assumere alcun rilievo in sè l’eventuale violazione dell’obbligo di custodire la cosa da parte del custode, la cui responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito.

Detto fattore attiene non ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell’evento, riconducibile non alla cosa che ne è fonte immediata, ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell’imprevedibilità e dell’inevitabilità. Ed a tal fine, sotto il profilo dell’onere della prova, in ordine al nesso causale, mentre l’attore ha provato la sussistenza del nesso eziologico tra la cosa e l’evento lesivo, la convenuta non ha in alcun modo provato l’esistenza del caso fortuito.

Conclusione

Conclusivamente, il ricorso va accolto, la sentenza cassata e la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio alla Corte d’Appello di CCC.

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