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Il marchio della Marijuana

Il caso

Nel 2016, la signora S. C. ha presentato all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) una domanda di registrazione del segno figurativo seguente quale marchio dell’Unione europea per prodotti alimentari, bevande e fornitura di alimenti e bevande:

marchio marijuana

L’EUIPO ha respinto la domanda, ritenendo il segno contrario all’ordine pubblico. La signora C. ha quindi presentato dinanzi al Tribunale dell’Unione europea un ricorso volto all’annullamento della decisione dell’EUIPO (uno dei presupposti per la registrazione è che il marchio sia lecito). Con sentenza del 12/12/19, il Tribunale respinge il ricorso, cosicché la decisione dell’EUIPO viene confermata.

Motivazioni

Il Tribunale dichiara che l’EUIPO ha correttamente ritenuto che la rappresentazione stilizzata della foglia di cannabis costituisse il simbolo mediatico della marijuana e che la parola «amsterdam» facesse riferimento al fatto che nella città di Amsterdam sono presenti punti vendita di tale sostanza stupefacente derivata dalla cannabis, in ragione della tolleranza, a determinate condizioni, della sua commercializzazione nei Paesi Bassi.

Peraltro, l’indicazione della parola «store», che solitamente significa «boutique» o «negozio», ha come effetto che il pubblico potrebbe aspettarsi che i prodotti e i servizi commercializzati con tale segno corrispondano a quelli offerti da un negozio di sostanze stupefacenti. Inoltre il Tribunale, pur riconoscendo che la canapa non è considerata sostanza stupefacente al di sotto di una certa soglia di tetraidrocannabinolo (THC), dichiara che, nel caso di specie, è per la combinazione di tali diversi elementi che il segno in questione attira l’attenzione dei consumatori, che non sono necessariamente in possesso di conoscenze scientifiche o tecniche precise sulla cannabis quale sostanza stupefacente, illegale in numerosi Paesi dell’Unione.

Leicità

Per quanto riguarda la nozione di «ordine pubblico», il Tribunale osserva che, anche se, attualmente, la questione della legalizzazione della cannabis a fini terapeutici o anche ricreativi è oggetto di dibattito in numerosi Stati membri, allo stato attuale del diritto il suo consumo e il suo utilizzo oltre una certa soglia rimangono illegali nella maggior parte degli Stati membri. In questi ultimi, quindi, la lotta alla diffusione della sostanza stupefacente derivata dalla cannabis risponde ad un obiettivo di sanità pubblica, volto a combatterne gli effetti nocivi. Il regime applicabile al consumo e all’utilizzo di detta sostanza rientra dunque nella nozione di «ordine pubblico».

Peraltro, il Trattato su funzionamento dell’Unione europea (TFUE) dispone che l’Unione completa l’azione degli Stati membri volta a ridurre gli effetti nocivi per la salute umana derivanti dall’uso di stupefacenti, comprese l’informazione e la prevenzione, e che il traffico illecito di stupefacenti è una delle sfere di criminalità particolarmente gravi che presentano una dimensione transnazionale, nelle quali è previsto l’intervento del legislatore dell’Unione.

Tenuto conto di tale interesse fondamentale, il Tribunale ritiene che il fatto che il segno in questione sarà percepito dal pubblico di riferimento come un’indicazione del fatto che gli alimenti e le bevande menzionati nella domanda di marchio, nonché i relativi servizi, contengono sostanze stupefacenti, illegali in diversi Stati membri, è sufficiente per concludere che detto marchio è contrario all’ordine pubblico.

Distintività

Il Tribunale sottolinea che, dal momento che una delle funzioni di un marchio consiste nell’identificare l’origine commerciale del prodotto o servizio, al fine di consentire così al consumatore di fare la propria scelta, il segno in questione, in quanto sarà percepito nel modo sopra descritto, incita, implicitamente, ma genericamente, all’acquisto di tali prodotti e servizi.

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Antonia Cannizzaro

L’Avvocato Antonia Cannizzaro vanta più di 10 anni di esperienza nel campo del Diritto Privato e d’Impresa, ed innumerevoli titoli accademici. Docente di Diritto universitario, collaboratrice di prestigiosi Studi Legali e consulente presso importanti realtà nazionali, ha creato lo Studio Legale Cannizzaro, realtà multidisciplinare che offre a privati e imprese assistenza e consulenza legale sui temi del Diritto d’Impresa e sulla tutela della Proprietà Intellettuale.

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Luca Di Crescenzo

Il Dott. Ing. Luca Di Crescenzo è responsabile IP & Certifications. Curriculum accademico di rilievo, si forma come Progettista HW/SW nel bacino industriale Piemontese ed Emiliano. Collaboratore e consulente presso importanti aziende a livello nazionale, oggi rappresenta una figura chiave all'interno dello Studio Legale Cannizzaro, occupandosi dell'analisi tecnica di Marchi e Brevetti e dei contenziosi relativi alla Proprietà Intellettuale.

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